Festa seria a Berlusconi

Angelino Alfano segretario del Pdl. Benissimo, ma basta per reagire al disastro? Abbiamo interpellato il direttore del Tempo Mario Sechi, i direttori (editoriale e responsabile) di Libero Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro e il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, futuri partecipanti alla non seriosa ma seria “festa al Cav.” che, su iniziativa del Foglio, un manipolo di “servi liberi e forti” animerà mercoledì 8 a Roma, al teatro Capranica.
16 AGO 20
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Angelino Alfano segretario del Pdl. Benissimo, ma basta per reagire al disastro? Abbiamo interpellato il direttore del Tempo Mario Sechi, i direttori (editoriale e responsabile) di Libero Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro e il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, futuri partecipanti alla non seriosa ma seria “festa al Cav.” che, su iniziativa del Foglio, un manipolo di “servi liberi e forti” animerà mercoledì 8 a Roma, al teatro Capranica.

“Non per niente ho titolato ‘Alfano sale e nessuno scende’”, dice Sechi. “Alfano è un bravissimo ragazzo, un politico di talento ma, a parte il fatto che tutto è rimasto come prima, coordinatori compresi, il tema per il Pdl è un altro – e a questo punto neppure il nome Pdl mi piace poi tanto. Il tema è iddu, il Cav. Che cosa vuole fare di se stesso? Questa è la domanda che guardandosi allo specchio dovrebbe porsi. Non se la pone? Beh, ce la poniamo noi che da diciassette anni, volenti o nolenti, seguiamo la sua storia. E allora dico che bisogna fare le primarie e tornare al vecchio sogno del 1994. Bisogna aprire il Pdl, spazzare via tutta questa roba che sa di oligarchia e che l’elettorato non capisce. E siccome per il Cav. il partito vuol dire se stesso, ci vuole una rilegittimazione. Basta urla, slogan surreali, politica di pancia, comizi in cui il Cav. fa le domande e il pubblico risponde in automatico, come fosse lobotomizzato. Stiamo assistendo alla macchiettizzazione del Cav. da parte di un’opposizione priva di ironia che già si sente in sella. Ma Berlusconi ora ha un’opportunità: la sinistra ha creduto troppo presto di aver mangiato il topastro di Arcore. C’è tutto il tempo per riorganizzarsi attorno a un Cav. che dica meno barzellette ma torni a essere allegro. Oggi è la trasfigurazione di se stesso, e a noi così non piace”.

Non del tutto taumaturgica appare intanto a Vittorio Feltri la nomina di Alfano: “Se si vuole fare del Pdl un partito vero, si faccia allora un congresso. La nomina di un segretario come Alfano appare invece inficiata dalla designazione da parte del padre-padrone”.
“E’ una prova di buona volontà, la nomina”, dice Feltri, “ma sul piano operativo che cosa potrà mai fare Alfano? Oppure si dica: ‘Il Pdl non vuole diventare un partito tradizionale, resta un comitato elettorale’, senza però avere pretese di segno opposto. Ma la ricetta per cambiare a mio avviso è un’altra, ed è semplice: si smetta di dire che Giulio Tremonti deve allargare i cordoni della borsa – i soldi non ci sono – e si cominci con lo sburocratizzare il paese, con il riordinare la spesa sanitaria, con il rivedere il bilancio in modo analitico per tagliare gli sprechi e reinvestire in servizi per il rilancio dell’economia. Governare bene non significa accontentare tutti, tanto le elezioni si perdono lo stesso. Se la prossima volta non mi votano dev’essere peggio per loro, non peggio per me. Altrimenti si dà l’impressione di un grande attaccamento alla cadrega, per dirla in milanese”.

Maurizio Belpietro invoca “la vera rivoluzione liberale. Si cominci col semplificare la vita al cittadino che, per aprire un’attività, deve aspettare un anno tra Asl, comune e permessi vari. Sono cose che demotivano l’elettore, dopo anni di promesse. Poi bisogna cambiare spartito. Berlusconi dovrebbe dire ‘d’ora in avanti non parlerò più di giudici perché faremo la riforma della giustizia’, e dovrebbe vararla entro la fine della legislatura. La nomina di Alfano, insomma, è solo l’inizio. Dopodiché ben venga la crescita di altre personalità politiche accanto a Berlusconi: ora tutto ricade sulle sue spalle, nel bene e nel male”.

A Sallusti la nomina di Alfano sembra “fin troppo”, nel senso che “è già una rivoluzione copernicana affidare formalmente – e magari sostanzialmente, vista la levatura del neosegretario – la guida del partito a un altro da sé. Ma io dico che dobbiamo tornare indietro e che solo Berlusconi può guidare il Pdl. Trasformare il Pdl in un partito tradizionale significa snaturarlo: il Cavaliere è sempre stato l’antipolitica compatibile con la politica, a differenza di Beppe Grillo e del progetto Pisapia. E allora adesso bisogna smontare quel poco che è stato montato autonomamente, come le varie fondazioni, correnti mascherate. E stoppare i progetti diversi da quelli del ’94”.